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tentativi diretti a trovare procedimenti per produrre artificialmente
fenomeni nucleari con la possibilità di poterne cambiare le condizioni
in modo da facilitare lo studio.
Il primo ad ottenere risultati concreti in questo campo fu ancora
il Rutherford che nel 1919 inaugurò la tecnica dei cosiddetti "bombarda-
menti nucleari". Essa consiste nel lanciare contro un nucleo un proiettile
dotato di una energia relativamente enorme quale ci è dato da quelle
stesse particelle ex. che vengono emesse spontaneamente con velocità
grandissime nelle disintegrazioni radioattive. Se una di queste particelle
colpisce il nucleo di un elemento leggero essa arriva a modificarne la
struttura provocando una "reazione nucleare".
Il caso che una particella α colpisca un nucleo in questi bombar-
damenti è tuttavia estremamente raro; e ciò non solo per la estrema
piccolezza del bersaglio, ma anche perché il nucleo da colpire è carico
di elettricità positiva al pari della particella ex. che costituisce il proiettile;
e quindi il bersaglio respinge il proiettile. Per queste ragioni nei primi
esperimenti gli effetti del bombardamento poterono essere constatati
soltanto in pochi casi e attraverso difficoltà sperimentali grandissime.
Ma già queste prime osservazioni permisero di constatare che in seguito
al bombardamento avvenivano delle vere e proprie catastrofi nucleari
tali da trasformare il nucleo colpito nel nucleo di un elemento diverso
da quello originario.
In molti casi il nuovo nucleo prodotto per effetto della disintegra-
zione è identico ad uno dei nuclei di qualcuno degli elementi chimici
esistenti in natura; per molti anni anzi si ritenne che ciò accadesse di
regola. La dimostrazione che talvolta le cose vanno in modo differente
fu portata soltanto nel 1933 grazie al lavori di Joliot e di sua moglie
Irene Curie. Essi scoprirono che nel bombardamento con particelle ex. di
alcuni elementi leggeri venivano a prodursi degli elementi dotati di
proprietà radioattive analoghe a qùelle degli elementi radioattivi naturali;
i nuovi elementi radioattivi così prodotti però non coincidevano con
nessuno degli elementi radioattivi naturali dai quali differiscono sia per le
proprietà chimiche, poiché si tratta di solito di elementi leggeri (allumi-
nio, azoto, silicio), mentre le sostanze radioattive naturali sono tutte rap-
presentate da elementi pesanti, sia anche per la natura delle particelle
emesse e per i periodi di disintegrazione.
14 I Enrico Fermi

